Belvedere, omicidio Dimova: il Riesame conferma la custodia cautelare in carcere per l'indagato
- miocomune.tv
- 23 ott 2020
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Il 32enne di Belvedere Marittimo indagato per l'omicidio della bulgara resta in carcere. Non si esclude il ricorso in Cassazione

BELVEDERE – 23 ott. 20 - Il tribunale del riesame ha deciso di mantenere la misura della custodia cautelare in carcere per il 32enne di Belvedere Marittimo, indagato quale presunto responsabile della 55enne bulgara Aneliya Dimova, trovata morta nell'abitazione, nel centro storico di Belvedere Marittimo. La posizione di A.R., indagato, per il quale vige lo stato di fermo, non è semplice. I giudici del riesame di Catanzaro, nel confermare la misura cautelare, si sono riservati le motivazioni che dovranno essere rese note entro i prossimi 45 giorni. L'omicidio, come è noto è avvenuto nella notte dello scorso 30 agosto, mentre il fermo dell'indagato è stato effettuato dai carabinieri della compagnia di Scalea, coordinati dal capitano Andrea Massari, il 18 settembre. Poco più di due settimane per rimettere insieme tutte le tessere di un grave omicidio compiuto con violenza. Tessere che, al momento, sembrano essere ben incollate al mosaico perché la misura cautelare in carcere per il 32enne non è stata ancora mai messa in discussione. Probabilmente, la difesa sostenuta dall'avvocato di fiducia Alberto Grimaldi, sta valutando la successiva possibilità di ricorrere in Cassazione. Sul giovane belvederese grava la pesante accusa di essere l'autore materiale dell'omicidio di Aneliya Dimova, avvenuto “per futili motivi” con l'uso di un “arma”, una bottiglia di whisky che ha fracassato il cranio alla vittima. Come è stato ribadito varie volte, gli elementi raccolti a carico dell'indagato dai carabinieri della compagnia di Scalea, con l'ausilio dei militari del Ris di Messina e dei colleghi del comando provinciale di Cosenza, fino ad ora tengono in piedi la decisione della misura restrittiva. Immagini tratte dai sistemi di videosorveglianza, impronte dattiloscopiche, elementi recuperati dalle connessioni telefoniche dei cellulari pare facciano quadrare il cerchio che pone al momento l'unico indagato con le spalle al muro.