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La tragedia di Cetraro: la presenza di cinghiali è ingombrante, interviene Cava Anuu

  • Immagine del redattore: miocomune.tv
    miocomune.tv
  • 19 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Dall'associazione Anuu interviene Antonio Cava sulla presenza ingombrante di cinghiali anche nelle aree protette: la tragedia di Cetraro riapre un argomento importante


cinghiali, parla Antonio Cava Anuu
Antonio Cava associazione Anuu

Verbicaro, 19 marzo 2025 - La presenza di cinghiali nei centri abitati è inevitabilmente un problema di sanità pubblica e soprattutto legato all'incolumità dei cittadini, sono numerosi gli attacchi alle persone e gli incidenti anche mortali provocati dagli ungulati; il caso tragico di Cetraro di queste ore è una conferma, interviene Antonio Cava dell'associazione Anuu. La proliferazione incontrollata dei cinghiali viene indicata come una calamità anche per agricoltori e allevatori. Si cerca di combattere il “problema” in varie forme. Ma gli attacchi degli ungulati ai cittadini sono fin troppo spesso ricorrenti e diventano pericolosi anche in presenza di cuccioli.



L'associazione

La problematica è stata sollevata ormai da tempo. Secondo Antonio Cava, cacciatore e componente dell'associazione “Anuu” che raggruppa i “Migratoristi Italiani”, costituita il 28 marzo 1958 a Bergamo, per lo studio, la tutela e la conservazione delle cacce tradizionali italiane, la questione è emersa sin dalla costituzione delle aree protette. Antonio Cava, insieme al gruppo di cacciatori, oggi anche selezionatori autorizzati dei cinghiali, ha sempre affermato che la completa chiusura della caccia nell'area del parco avrebbe generato problemi legati alla proliferazione di animali pericolosi e dannosi all'agricoltura come il cinghiale o anche l'istrice.




L'intervista

Ad Antonio Cava abbiamo chiesto qual è la situazione al momento?

«In questo periodo la caccia non è completamente chiusa. Le squadre autorizzate possono operare nei giorni del calendario venatorio, per una questione di contenimento della specie, non è possibile utilizzare alcuni strumenti, come per esempio il cosiddetto “laccio” ma bisogna seguire delle procedure ben precise. Fra l'altro i cinghiali sono animali che reagiscono violentemente. C'è stato un precedente anche a Verbicaro. In quel caso l'uomo è stato azzannato ad un polpaccio».

Antonio Cava, lei fa parte dell'”Anuu” associazione dei migratoristi italiani per la conservazione dell'ambiente naturale?

«Lo scopo fondamentale dell’associazione era, ed è tutt’oggi, quello di garantire una gestione corretta e scientifica dell’attività venatoria, nel rispetto delle tradizioni del nostro Paese e attraverso un prelievo razionale delle risorse faunistiche, da realizzarsi tramite censimenti, rigorosi piani di utilizzo sostenibile ed accurata gestione del territorio».

Qual è la situazione a livello regionale?

«La Regione sta cercando di attenuare il fenomeno dando la possibilità ai cacciatori di effettuare le battute che noi in termini tecnici indichiamo come “braccate”. I selettori sono autorizzati sia dalla Regione che dall'ente Parco nei territori competenti».

Avete delle direttive?

«Il territorio è diviso in zone e si seguono le direttive della caccia al cinghiale con personale autorizzato, squadre riconosciute. La nostra zona arriva fino a Cetraro».

Come si contrasta il fenomeno?

«Abbiamo fatto, in passato, tante lotte per il restringimento delle aree di divieto alla caccia nel parco del Pollino, proprio tenendo in considerazione ciò che poi è accaduto, la proliferazione di specie selvatiche che provocano problemi agli uomini e alle colture. Istituendo ampie aree protette la selvaggina ha raggiunto numeri importanti proliferando nelle zone poco frequentate dall'uomo. I risultati sono quelli che conosciamo, mentre i cacciatori potevano essere i “regolatori” dell'ambiente per quanto riguarda la fauna».



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